Alè Calais L’irresistibile ascesa di una squadra di dilettanti fino alla finale della Coppa di Francia
Trama: Calais,
siamo nella provincia dimenticata della Francia, ma potrebbe essere
una qualsiasi cittadina italiana, di quelle di cui si sente parlare
solo per qualche efferato ma sporadico delitto passionale.
Non
accade nulla, nulla sembra poter accadere. Un vento spietato spazza
via desideri e sogni. Una squadra di calcio non professionista ma molto
affiatata riesce poco a poco a conquistare punteggi in campionati prima
locali poi provinciali fino ad arrivare alla finale, a Parigi. Tutti,
dal sindaco, al prete, dalla pasticcera, alla maestra, dimenticando
colori politici e vecchie antipatie si ritrovano uniti a fare il tifo,
un tifo sempre più caldo, partecipe. Finalmente la gente si parla,
unisce le forze, rinasce l’orgoglio d’appartenenza. Migliaia di
Calesiani invadono Parigi con pulman e treni speciali. Ragazzini,
vecchi, famiglie intere, sotto la pioggia, il freddo, con il pranzo al
sacco e un sogno nel cuore: vincere. Vincere la Coppa. Essere primi.
Sbaragliare l’avversario famoso, forte, osannato dal pubblico e dalla
stampa. Fino all’ultimo la vittoria sembra a portata di mano ma in
finale un goal controverso fa vincere ancora una volta i più forti.
Eppure qualcosa è successo, qualcosa che va ben oltre il calcio, ben
oltre lo sport. Nessuno impreca, nessuno si sfoga sugli altri. Calais
infondo ha vinto, perché è arrivata fino in fondo, a testa alta,
compatta.
26/03/2009 - 27/03/2009 - Crotone (Kr) - Teatro Apollo
29/03/2009 - Crotonei (Kr)
01/04/2009 - 05/04/2009 - Trieste (Ts) - Teatro Rossetti (Sala Bartoli)
"Alè Calais" - Stagione Teatrale 2010
16/01/2010 - 28/02/2010 - Milano (Mi) - Teatro Franco Parenti
02/03/2010 - 07/03/2010 - Torino (To) - Cavallerizza Reale
11/03/2010 - 14/03/2010 - Napoli (Na) - Galleria Toledo
26/03/2010 - Roma (Rm) - Teatro Quirino
E’ riscatto e sogno. E’ Davide contro Golia. E’ l’impresa eroica, l’eterna impresa, per cui non si addicono termini come “ popolare” o “ intellettuale”, “ femminile” o “ maschile” perché è l’impresa dell’esistenza, l’impresa con la i maiuscola che riguarda tutti e sempre.
E’ il vento che non soffia più nelle nostre case, il vento di cui avremmo bisogno, una fede laica, aggregante, in grado di galvanizzare, di ridarci coraggio e motivazioni.
L’orgoglio della città non rifiorisce “ contro” ma “ per” qualcosa.
La comunità non si aggrega per combattere, per distruggere altri ma per dimostrare le proprie capacità, per riscattarsi dal torpore, da un tempo che sembrava fermo e paludoso. E non sarà poi importante vincere ma essere arrivati fino in fondo, con dignità e intelligenza.
Cosa c’è di più attuale, di più vivo, di più sinceramente necessario?
LO SPETTACOLO
In
scena la protagonista. Ha seguito la storia, se n’è impossessata,
l’ha amata, l’ha fatta sua e ora ce ne restituisce tutte le sfumature,
le ragioni e i sentimenti, sostenendo con ironia e tenerezza il
“ vento” nuovo che anima Calais.
E’ il moderno Omero, il racconta storie, capace di dar vita a tutti i personaggi.
L’epopea di un luogo diventa metafora del nostro destino.
Nulla di più teatrale e universale. E anche divertente, che non guasta.
Un
corpo e un’intelligenza femminile in scena aggiungono sale al racconto,
abbattendo la anacronistica divisione tra “cose” di maschi e “ cose”
di femmine per cui le donne raccontano di fatti personali e privati e
gli uomini di guerre e di imprese.
Sarebbe questo, anche e finalmente, un vento nuovo.
In
smoking, accompagnata da una piccola orchestra d’archi, affiatatissimi
e collaudati, in una scena candita come una scatola luminosa, il
racconto prende corpo come una ballata, un’opera musicale euforizzante
e inedita.

Alè Calais








